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  Biologia [ un po' alternativa ]
         

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"La scienza è una grande conquista dell'Umanità. Basta non prenderla troppo sul serio" Pietro Croce

Questo è il blog di una biologa un po' ribelle
dove si discutono vari argomenti quali scienze bio-mediche,
ambiente, ecologia, ecc. Lo scopo di questo blog, curato da diversi laureati in scienze bio-mediche, è dare voce a tutte le informazioni scientifiche che non sono oggetto di particolare simpatia da parte dei media o che semplicemente sono rimaste nell'ombra perchè travolte dai luoghi comuni e dai pregiudizi. L'approccio è rigorosamente scientifico ma il buon senso, l'intuito e la creatività non se ne vanno in ferie come accade purtroppo sempre più spesso nel mondo della scienza, ma vengono integrati: la mente non deve lavorare senza il cuore.

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  Scienza Segnalato da AndromedaNew


13 settembre 2007

Topicidi? Solo un (pericolosissimo) business

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Rodenticidi, un pericolosissimo business, che fa leva sulla paura della gente nei confronti dei ratti e dei topi, ed è causa ogni anno di seri danni, più di quanto potenzialmente ne causino i roditori.

Bocconi, paste, sfarinati, e chi più ne ha più ne metta. Esche appetibili e micidiali, di solito a base di anticoagulanti.

Gli anticoagulanti utilizzati per la produzione di esche rodenticide chimicamente appartengono tutti a 2 categorie: cumarine e indandioni.
Il loro meccanismo di azione è comunque simile: agiscono a livello del fegato come antagonisti della vitamina K interferendo con la sintesi dei fattori della coagulazione del sangue Vitamina K- dipendenti. La loro azione inizia almeno dopo 3 giorni dall’ingestione, provocando emorragie interne diffuse che debilitano l’animale.  La morte sopraggiunge mediamente dopo 12-15 giorni di agonia. Ma questa è solo

la punta di un iceberg, ecco infatti i principali  SVANTAGGI dei topicidi/rodenticidi:

 

1.Il controllo demografico attuato tramite

rodenticida/topicida non e' risolutivo e

deve essere ripetuto periodicamente.

 

2.I costi sono sempre abbastanza elevati.

La necessita' di ripetere le derattizzazioni

peggiora ulteriormente e notevolmente il

rapporto costi/benefici delle derattizzazioni

tradizionali.

 

3.Nonostante normalmente nelle derattizzazioni

vengano applicati cartelli di segnalazione il

pericolo per bambini piccoli non seguiti

continuamente dai genitori e' reale.

 

4.L'impatto ambientale dei rodenticidi/topicidi

e' notevole: passano nelle falde e causano danni

agli organismi acquatici, contaminano i sedimenti

ed alcuni si comportano da distruttori endocrini

(interferiscono con il funzionamento del sistema

Ormonale di molti organismi viventi, uomo compreso).

 

5.I veleni rilasciati sul suolo pubblico possono

provocare la morte di molti altri animali

domestici e selvatici.

In vari comuni in Italia si sono verificate vere

e proprie morie di cani e gatti a causa delle

esche topicide posizionate dagli addetti comunali.

 

6.Esistono anche casi di stragi di piccoli uccelli

quasi sicuramente dovuti all'assunzione di veleno

per topi lasciato in un luogo accessibile.

 

7.Visto che topi e ratti si trovano in fondo alla

catena alimentare, i predatori che si cibano di

questi ultimi potrebbero a loro volta venire

avvelenati. In pericolo dunque potrebbero essere

anche delle specie protette (rapaci, ecc).

 

8.I roditori sviluppano nel tempo una resistenza

nei confronti delle sostanze tossiche, e pertanto

diventa necessario studiare ed immettere

nell'ambiente veleni sempre diversi e sempre più

potenti, dagli effetti imprevedibili.

 

9.Ogni volta che si immette in commercio una nuova

sostanza chimica la legge richiede test di tossicità

su diverse specie animali: ciò significa che decine di cani,

gatti, uccelli, pesci, ecc. verranno avvelenati appositamente,

solo per scrivere sull’etichetta del prodotto la DL50

ovvero la dose letale per il 50% degli animali su cui si è fatto

l’esperimento.

 

10.Il rilascio di cadaveri degli animali avvelenati

rappresenta un'ulteriore fonte di inquinamento

nell'ambiente urbano ed un notevole problema di carattere

igienico, molto più di quanto lo rappresentino i topi vivi.


Bibliografia

Frederick M. Fishel, 2005, Pesticide Toxicity Profile: Coumarin and Indandione Rodenticides. Institute of Food and Agricultural Sciences, University of Florida, Gainesville, FL 32611.

S. Kegley, B. Hill, S. Orme, PAN Pesticide Database, Pesticide Action Network, North America (San Francisco, CA. 2007), http:www.pesticideinfo.org.

CONTATTI:

Dr. Massimo Tettamanti, chimico, docente Scienze Ambientali e Disinquinamento, Università La Bicocca, Milano.

www.noderattizzazione.net





31 agosto 2007

Insetticidi, topicidi, lumachicidi che passione





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Certi prodotti non dovrebbero neppure esistere!

Sto parlando degli insetticidi e dei vari veleni per lumache e topi.

Mia nonna ha la “passione” di spruzzare insetticida ovunque nella casa e nel giardino. L'altro giorno ci ha provato.

Visto che non era sola, me ne sono accorta prima che svuotasse allegramente tutta la bomboletta e gliel’ho sequestrata.

A parte il fatto che essendo io particolarmente sensibile a certi veleni ho rischiato un’intossicazione, a parte anche il fatto che l’avrebbe rischiata pure lei se fosse riuscita a svuotare la confezione…  gli insetticidi, ma anche i topicidi e i lumachicidi, sono di quanto più dannoso esista per l’ambiente e tutto ciò che finisce nell’ambiente contribuisce a rendere il pianeta una pattumiera e il futuro nostro e dei nostri figli incerto.  Però al supermercato si vendono tonnellate di veleni, l’uno più appetibile dell’altro, senza alcun controllo, chiunque può acquistarli e farne ciò che vuole.  Scuola e tv non istruiscono certo la gioventù al rispetto quotidiano dell’ambiente e degli esseri viventi, spesso le persone non sanno con quali potenziali armi hanno a che fare quando maneggiano pesticidi vari, c’è molta ignoranza in merito e l’uso che se ne fa è sempre più spesso un abuso, mettendo a repentaglio l’incolumità di persone animali ed ambiente.  Un mio amico veterinario ha 10-15 casi di avvelenamento accidentale da metaldeide (veleno per lumache) all’anno  tra cani e gatti. Tremore, convulsioni e se non si arriva in tempo, paralisi respiratoria e morte. Ciò che succede a tutti gli animali che nessuno porta dal veterinario (ricci, talpe, scoiattoli, tutti gli insetti impollinatori e le altre specie non bersaglio) non lo sapremo mai, anche se si può immaginare. Molti di tali veleni persistono nell’ambiente (in quale misura dipende dalla sostanza)  e possono accumularsi negli organismi viventi e trasmettersi lungo la catena alimentare, fino ad arrivare nei nostri piatti, sì avete capito bene, ogni veleno scaricato nell’ambiente prima o poi, in un modo o nell’altro, ci ritorna…“torna a casa Lessie!”  Inoltre, quelli che noi chiamiamo animali “nocivi”, in realtà sono animali che seppur non ci convengono, hanno un posto nell’ecosistema e la loro distruzione causerebbe squilibri non indifferenti, le cui conseguenze sono imprevedibili.

Così come i farmaci richiedono la prescrizione medica, anche l’uso dei veleni per topi, lumache, ed insetticidi dovrebbe venir regolato da severissime prescrizioni perché non possiamo permetterci di rovinare un pianeta e la salute di tante persone ed animali per il capriccio delle persone ignoranti che usano tali veleni come fossero acqua fresca. L'uso dei pesticidi in generale, favorisce inoltre il fenomeno della resistenza e costringe ad usare veleni sempre più potenti e diversificati, con il risultato di creare un circolo vizioso che può portare solo alla distruzione dell'ambiente.

C’è poi da ricordare che noi facciamo parte della natura e non ne siamo i padroni, semmai i custodi, quindi sarebbe anche ora di adattarci un po’ all’ambiente (e agli animali che consideriamo “nocivi”) e smetterla di pensare che devono essere sempre e solo gli altri a subire la nostra presenza.  Se vogliamo l’orto o il giardino dobbiamo accettare anche lumache ed api, altrimenti stiamocene chiusi tra le nostre asettiche pareti a respirare insetticidi e lasciamo vivere in pace gli altri.  Questo detto anche alla luce del fatto che esistono altre soluzioni rispettose della natura e della vita. A questo proposito sto preparando altri post, intanto potete consultare i links al lato della pagina.

 

 




22 agosto 2007

LOTTA ALLE ZANZARE, MA NON SOLO A QUELLE!

Intervento della Associazione degli agricoltori biologici elbani nel quale si critica certo isterismo nel volersi liberare dal fastidio rappresentato dalle zanzare. C'è anche infatti chi, per uccidere questi insetti, non esita ad usare in zone abitate e coltivate notevoli quantità di pesticidi che hanno gravi... "effetti collaterali"
E arrivata l'estate e con i primi caldi, si sa, giungono le zanzare. C'è fobia in tutti gli esseri umani per questo insetto che certo innocuo non è, visto che è stato il veicolo attraverso il quale si diffondeva un tempo la malaria. Erano però altri tempi, di insetti potenzialmente pericolosi per l'uomo ce ne sono, ma siamo noi spesso ad esasperare le situazioni immaginando catastrofi inesistenti.
La nostra Associazione di agricoltori biologici, si occupa tra l'altro di tutela della biodiversità, materia con cui lavoriamo giornalmente, perché la biodiversità è tutto ciò che ci circonda, buono e cattivo, bello e brutto, pericoloso e non pericoloso, velenoso e non velenoso.
Perché il bello e il brutto sono in ciò che vediamo (insetti, uccelli, mammiferi, fiori, erbe, piante) ma il pericolo è tanto in quello che vediamo, quanto in ciò che non vediamo (virus e batteri) pur essendo tuttavia parte del ciclo vitale
Molti insetti e animali sono pericolosi, ma lo sono anche certe piante e certi fiori che contengono particolari alcaloidi utili in medicina ma pericolosi alla salute in dosi massicce (spartanina, reserpina, atropina). Ciò che genera in noi agricoltori biologici profondo risentimento è il proliferare di fobie e trattamenti effimeri contro la zanzara, con massiccio impiego della lotta chimica.
Queste pratiche ci fanno seriamente arrabbiare e ci preoccupano perchè a noi che, in quanto agricoltori biologici, non facciamo uso di sostanza chimiche, a noi che nel nostro piccolo cerchiamo di difendere il buono e il cattivo facendo interventi biologici solo quando la soglia di attacco di malattie crittogame o di insetti supera un certo limite (cioè l'infestazione totale), a noi che cerchiamo di preservare al meglio l'ambiente e la sua biodiversità, a noi... dà fastidio che qualcuno distrugga il nostro lavoro e i nostri mezzi con cui riusciamo a fare agricoltura biologica.
Per questo siamo poco disposti a tollerare che qualcuno, colpito dal calore estivo in un tardo pomeriggio o ancor peggio alle prime luci dell'alba, ti svegli, con il suo micidiale lanciapesticida e decida di fare "l'ammazzazanzare" distruggendo in un battibaleno quello che tu hai faticosamente costruito offrendo quel piccolo, ma sostanziale contributo all'ambiente e alla salute delle persone.
E' bene infatti sottolineare, ai distratti e agli assatanati del "pesticida" che "l'ammazzazanzare" non ammazza solo le zanzare, ma tutto ciò che c'è intorno, visto che viene spruzzato ovunque indiscriminatamente senza avere il rispetto degli altri e del lavoro degli agircoltori.
Evidentemente le responsabilità non sono solo di chi in proprio ha deciso di fare "l'ammazzazanzare", ma di tutti i soggetti della catena sino agli amministratori dei vari enti pubblici che dovrebbero impegnarsi per l'estate a fare delle mappe e proibire i trattamenti di lotta chimica vicino alle aziende biologiche nelle aree parco, o per lo meno preavvisare le Associazioni referenti perché si possano organizzare limitando i danni.
Invece, come sempre, si fa tutto alla chetichella, preferendo esporsi magari alle sanzioni di legge per i danni che gli agricoltori dovessero denunciare al loro lavoro e alla salute. A questi signori non interessa se, dopo un trattamento col pesticida contro le zanzare, troviamo api morte davanti alle arnie, farfalle agonizzanti, rondini appena nate morte perché i genitori le hanno imbeccate con mosche avvelenate.
Credo sia difficile aspettarsi una presa di coscienza perché la logica di certi soggetti, volti a spremere il turista e trasformare il nostro Arcipelago in un mega complesso alberghiero, è che la pianta sporca perché perde le foglie o i petali dei fiori, o è dannosa perché spacca il manto stradale che d'estate si surriscalda e ti fa ribollire anche le ossa, oppure è "potenziale veicolo di incendi" (perfetto tagliamo tutti i boschi per eliminare il problema!).
Costoro si lamentano dei barbagianni perché, dicono, portano sfortuna, o dei pipistrelli perché sono brutti e danno fastidio al turista che ha sborsato una bella sommetta per l'appartamento (o meglio la "seconda casa" concesso in affitto, spesso in nero). Costoro intraprendono la guerra alle zanzare la cui proliferazione non è eccessiva rispetto allo scorso anno, il problema è che questi insetti si riproducono in abbondanza solo grazie alla scomparsa dei loro predatori naturali (anfibi e uccelli) di cui abbiamo distrutto l'habitat "tombando" col cemento fossati e zone umide.
Certo sarà un bel modo di fare turismo quando non ci sarà nessun essere vivente e solo cemento e il brulicare di turisti in ciabatte e costume... (ma ci saranno davvero questi turisti in una tale situazione?).

Agnese Nannini
Presidente ABAE - Associazione Agricoltori Biologici Elbani




22 agosto 2007

Insetticidi di sintesi? no grazie.

Insetti "nocivi"… A questo punto la risposta più immediata è l'utilizzo di un insetticida. E per le prime annate funziona anche bene, magari causa l'avvelenamento del cibo, delle falde acquifere ecc., ma il parassita è sterminato. Eppure già negli anni successivi la tendenza si inverte, l'insetticida si mostra sempre meno efficace, fino all'esplodere di stupefacenti e catastrofiche invasioni dell'insetto che si dava per debellato. Cosa è successo? Che gli insetticidi disseminati per i campi hanno sterminato molte altre specie animali, tra cui i predatori e i parassiti che regolavano la crescita dell'insetto infestante.

Questo invece, dopo essere sceso ad una popolazione quasi insignificante, ha però sviluppato capacità di resistenza, o quantomeno, sono sopravvissuti quegli individui in grado di sopportare certe dosi di insetticida, e questo grazie proprio a un patrimonio genetico molto diversificato. O addirittura la scomparsa dei predatori ha permesso una moltiplicazione smisurata di specie prima tenute sotto "controllo biologico" e quindi praticamente "non dannose" dal punto di vista dell'agricoltura, facendole diventare "dannose".

Così, sotto lo stimolo dell'uomo, è cominciata da parte degli insetti la corsa all'adattamento ai veleni, una corsa che assume dei ritmi terribilmente veloci, se si considera la lentezza che normalmente assumono questi fenomeni. Nel 1970 si era già formato un numero di 224 specie resistenti ai diversi veleni. In solo dieci anni, nel 1980 erano già diventate 428.

Mentre alcuni insetti hanno un tempo di adattamento alle sostanze tossiche molto breve, non sempre anche il predatore sviluppa lo stesso tipo di resistenza, anzi spesso le specie più complesse, in genere collocate più in alto nella catena alimentare, sono più vulnerabili, hanno tempi più lunghi di riproduzione -e quindi minore elasticità-, e comunque non è detto che l'adattamento coincida nelle forme e nei tempi fra le diverse specie. Inoltre i predatori, divorando grandi quantità di insetti contaminati, accumulano il veleno nel loro corpo, in particolare negli organi filtranti come il fegato, in quantità sempre maggiori mano a mano che si sale nella catena alimentare, tanto che -come si vedrà per l'inquinamento dell'acqua- anche dosi bassissime di sostanze tossiche diventano letali nei gradi più elevati della catena alimentare.

Un esempio di questo processo di concentrazione è fornito dalla ricerca effettuata nel lago Michigan, dove è stata diffusa la dose minima di 0,012 parti per milione di cloroderivati, un insetticida usato contro le zanzare. Nel plancton è stata riscontrata una concentrazione già pari a 0,5 parti per milione. Nei piccoli pesci la dose passa poi a 4 parti, e a 10 parti per milione nei pesci posti nello stadio superiore della catena alimentare. Negli uccelli che si nutrono di questi pesci la percentuale di cloroderivati riscontrata è di 2.000 parti per milione. Un bel salto.

Insomma, l'immissione massiccia di molecole chimiche di sintesi, mentre danneggia l'ambiente compromettendo intere specie animali e creando scompensi difficili da prevedere, mentre contamina le varie specie in misura sempre crescente (e, a proposito, l'uomo è al vertice di molte catene alimentari!) rende sempre più necessario l'uso sempre più massiccio degli stessi insetticidi per difendersi dagli insetti considerati nocivi, spesso diventati tali molto più di quanto non lo fossero prima, avviando un circuito vizioso senza vie d'uscita.

Il risultato di tutto questo sviluppo è ciò che ci troviamo oggi di fronte: la quantità e la concentrazione di sostanze tossiche immesse nell'ambiente è necessariamente sempre crescente. Ma non basta. Mano a mano che una sostanza tossica si rivela inefficace, se ne immette sul mercato una nuova. Nella messa a punto di nuovi principi attivi, fin'ora si è proceduto con metodi di ricerca empirica, che è quella più economica, che consiste nel mettere a punto un numero ampio di molecole di sintesi e poi sperimentarne gli effetti. Questo significa che sono state scaricate nell'ambiente migliaia di sostanze diverse di cui si conosce solo una parte di tutte le proprietà
chimico fisiche, e poco o niente delle possibilità di reazione in ecosistemi complessi. Quali possano essere i risultati combinati che si hanno quando più sostanze contemporaneamente sono immesse nell'ambiente, questo non lo sa nessuno, neppure le ditte produttrici.

Sergio Baffoni e Liliana Cori




17 maggio 2007

QUALCHE NOTIZIA sugli INSETTICIDI SINTETICI

Da "IL PRONTUARIO DEI FITOFARMACI"

Nel 1990, più di 30 milioni di libbre di insetticidi sintetici sono stati usati nei giardini residenziali e nei prati degli Stati Uniti.
Solitamente, questi insettticidi erano composti da tossine a rapida azione ed erano concepiti per uccidere, al semplice contatto, qualsiasi tipo di insetto, inclusi gli insettti utili come le api. Sebbene abbiano come target gli insetti, questi insetticidi ad ampio spettro possono danneggiare qualsiasi creatura che viva o attraversi le aree in cui vengono nebulizzati; vale a dire lombrichi, uccelli, scoiattoli, cani, gatti e persino esseri umani.
La maggior parte dei produttori di insetticidi raccomandano di attendere almeno tre giorni prima di calpestare a piedi nudi le aree trattate con il prodotto e di tenervi lontani bambini ed animali per un uguale arco di tempo. In molte città, quale misura di sicurezza cautelare, vengono posti dei cartelli, in prossimita' delle aree trattate, per avvisare il pubblico che a tali prati sono state applicate sostanze chimiche dannose per la salute.
Persino coloro che vivono fino ad un miglio di distanza dal luogo di applicazione dell'insetticida possono risentire degli effetti della sostanza dispersa nell'aria. In alcuni individui, ciò può provocare serie reazioni come emicrania e intorpidimento degli arti. In altri, si possono verificare effetti meno evidenti che possono anche non essere mai ricondotti alla loro vera causa d'origine: insetticidi tossici usati nelle vicinanze.
Usare il pesticida è il modo più facile e più pericoloso di venire a contatto con la sostanza. Nel sud della Florida, un uomo è stato colto da convulsioni ed è finito in coma, mentre applicava un insetticida, poichè un soffio di vento gli ha respinto l'insetticida erogato sul volto. Al telegiornale della sera si è potuta vedere la squadra anti inquinamento che ripuliva l'area mentre dei paramedici, dotati maschere antigas, prestavano soccorso all'uomo che giaceva a terra.
Se l'uomo avesse usato, per eccesso di zelo, un prodotto vietato alla vendita, nessuno si sarebbe sorpreso, ma si trattava di un semplice insetticida da giardino acquistato nel negozio del quartiere, un insetticida che poteva essere usato tranquillamente da tutti.
Dovremmo imparare un po' a convivere con le altre specie invece di ostinarci a voler distruggere sempre tutto ciò che ci risulta scomodo. Siamo noi che dobbiamo adattarci all'ambiente, non il contrario!


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permalink | inviato da il 17/5/2007 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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