
Dicono che i ratti (principalmente Rattus norvegicus e Rattus rattus) ed i topi (Mus musculus) siano il flagello dell’umanità, che
portino malattie, che distruggano tutto…
Ma vediamo le vicende della storia per cercare di capire
le vere cause ed origini del problema.
Negli anni ‘20 un intraprendente agricoltore francese aveva
deciso, per preservare i suoi raccolti minacciati dai conigli, di iniettare in
una coppia di questi animali i virus della mixomatosi. I risultati furono
clamorosi: la mixomatosi si diffuse in tutta l'Europa, distruggendo in alcune
regioni fino al 95% dei conigli selvatici. E se la guerra batteriologica aveva
funzionato con i conigli, perché non poteva funzionare con i topi?
Il primo germe sul quale si appuntarono le speranze dei
ricercatori fu la Salmonella typhimurium, responsabile del paratifo. Ceppi particolarmente virulenti e resistenti di questo microorganismo
vennero selezionati e furono disseminati nelle colonie dei topi. L'arma pareva
inesorabile, perché il contagio tra i topi non poteva mancare. E sarebbe stato
mortale. Gli scienziati, inoltre, assicurarono che nulla sarebbe accaduto agli
altri animali, uomo compreso. I risultati, invece, furono disastrosi: nella
popolazione dei topi, ben presto, si selezionò un ceppo praticamente immune al
paratifo, mentre la Salmonella typhi murium si diffuse - da allora - su
tutto il nostro pianeta. A seguito di quello sciagurato esperimento, attraverso
alimenti contaminati dall'urina o dalle feci dei topi, il paratifo si è diffuso
in tutto il mondo, dilagando anche tra gli equini, i suini, gli ovini, i
conigli, i polli, i piccioni, i canarini, le anatre, le lucertole, le
tartarughe... e naturalmente l'uomo.
Ancora peggio è andata con la disseminazione bacillo Yersinia
pestis, responsabile della peste. Questa malattia specifica dei roditori -
che se la trasmettono tramite i morsi delle pulci- è rimasta per millenni
confinata tra le colonie di roditori (Rattus rattus) dimoranti nei cunicoli delle valli
dell'Himalaya fin quando, nel terzo secolo d.C., il commercio della seta,
(prodotta da una farfalla - la Theophilla mandarina - dimorante
anch’essa le valli dell'Himalaya) non determinò la trasmissione dell’infezione
all’uomo e le spaventose epidemie culminate nella "Morte Nera" del
1347. Nonostante ciò, verso la fine del secolo scorso, ai proprietari delle
grandi fattorie statunitensi sembrò una buona idea mettere in pratica la
sciaguratissima teoria consigliata da un veterinario - tale Michael Norton -
per liberare le loro terre dal Cynomys gunnisoni un voracissimo
roditore. E fu così che carri guidati da immigrati cinesi vennero mandati in
ogni dove a disseminare roditori appestati. Il risultato è che, ancora oggi,
negli Stati Uniti - in particolare sulle Montagne Rocciose - almeno 65 specie
di roditori risultano infettati dalla peste mentre l’infezione, che un anno fa
ha ucciso non meno di quaranta persone, rischia di arrivare nelle metropoli.
Ora l’uomo, non ha ancora imparato la lezione. Continua a
seminare veleni e con l’idea fissa di sterminare topi e ratti causa ancora più danni
di quanti non ne possano fare i roditori stessi.
Se invece si fosse adattato alle circostanze ed avesse imparato
una volta tanto a convivere con gli altri abitanti non umani di questo pianeta,
invece di voler sempre sopraffare tutto e tutti con arroganza, a quest’ora
sarebbe immune da peste, tifo, leptospirosi, ecc. Topi e ratti gli farebbero un
baffo, e potrebbe anche mangiarseli!
Lo sapevate che un ratto può:
riprodursi a velocità sbalorditiva;
sopravvivere e adattarsi alla stragrande maggioranza dei veleni;
dissetarsi anche con acqua inquinata o acqua di mare;
essere immune alla stragrande maggioranza delle infezioni;
intrufolarsi in un'apertura poco più grande di una moneta da 100 lire;
rodere e distruggere anche materiali durissimi come il calcestruzzo, il piombo o il ferro;
nuotare per quasi un chilometro senza doversi fermare;
sopravvivere restando in acqua fino a tre giorni.
curare i cuccioli di altre femmine
prendersi cura dei compagni malati ed assisterli fino alla fine
Qual è il segreto dei ratti? perchè sono così resistenti,
intelligenti ed invincibili? perchè si adattano, e l'evoluzione premia sempre l'adattamento. L'uomo invece ha sempre
rifiutato di farlo, ha sempre preferito cercare di piegare la natura a se
stesso e di plasmare tutto ciò che lo circonda per i propri interessi
personali, agendo non solo contro la natura e gli altri abitanti del pianeta ma
anche contro i propri simili.
L'umanità dai topi e dai ratti ha molto da imparare...